Settimana 1 con FertiFlow:
La prima mattina, ho preso le gocce mentre Luca era seduto al tavolo con il caffè. Non ho detto niente. Ho messo una goccia nel mio succo d'arancia. L'ho bevuto.
Poi ho fatto una cosa che non facevo da mesi: mi sono seduta con lui. Senza telefono. Senza controllare l'app del ciclo. Senza calcolare mentalmente a che giorno ero.
Ci siamo guardati. E ho pianto.
Non per il test. Non per il bambino. Per noi. Per quello che eravamo diventati. Per quello che forse potevamo ancora tornare a essere.
Luca mi ha preso la mano. "Cos'hai preso?" ha chiesto, guardando il flacone.
"Qualcosa per me. Non per il tentativo. Per me."
È stata la prima volta in 14 mesi che facevo qualcosa per la fertilità che non mi faceva sentire in ambulatorio.
Settimana 2:
Ho smesso di usare gli stick ovulazione. Ho cancellato l'app.
Lo so — sembra una follia. Dopo mesi di tracking ossessivo, come puoi "smettere di monitorare?"
La Dott.ssa Mancini me l'aveva suggerito. "Marta, il monitoraggio è diventato il tuo carceriere. Prova 90 giorni senza. Il tuo corpo sa ovulare. L'ha fatto per migliaia di anni prima delle app."
Le gocce mi hanno dato il "permesso" psicologico di farlo. Perché sapevo che stavo comunque facendo qualcosa per la mia fertilità — ogni mattina, con quella goccia. Non ero "passiva." Non stavo "rinunciando." Stavo scegliendo un modo diverso.
Un modo che non richiedeva stick, timer, calcoli e ordini.
Un modo che richiedeva 30 secondi e un respiro.
Settimana 3:
Luca mi ha toccata senza che fosse "il giorno giusto."
Non sto esagerando l'importanza di questo momento. Se stai vivendo quello che vivevo io, sai cosa significa. Sai cosa vuol dire essere toccata dal tuo compagno perché ti desidera — non perché il calendario dice di farlo.
Non abbiamo fatto sesso quella sera. Ci siamo solo abbracciati. A lungo. In silenzio.
È stato il momento più intimo di tutto il nostro percorso TTC.
Mese 2:
Il sesso è tornato. Non "i rapporti mirati." Il sesso. Quello con i baci prima. Quello con le risate. Quello dove ti guardi negli occhi. Quello dove nessuno controlla il telefono dopo per segnare "rapporto avuto, giorno 15" sull'app.
Non ogni sera. Non ogni settimana. Ma quando capitava, era vero. Non era un compito. Era un desiderio.
E una cosa strana è successa al mio corpo.
Il ciclo — che negli ultimi 6 mesi oscillava tra 26 e 38 giorni — è arrivato al giorno 29.
Il muco cervicale — che era quasi assente da mesi — è tornato. Abbondante, filante, trasparente. Come quando avevo 25 anni.
Non stavo monitorando niente. Ma il mio corpo stava parlando lo stesso. E senza il rumore dello stress, finalmente riuscivo a sentirlo.
Mese 3:
Un sabato mattina. Nessun calendario. Nessun stick. Nessun "dobbiamo."
Ci siamo svegliati tardi. Luca mi ha portato il caffè a letto. Ho preso la mia goccia di FertiFlow nel succo come ogni mattina.
Abbiamo fatto l'amore. Alle 11 del mattino. Di sabato. Perché ne avevamo voglia.
Dodici giorni dopo, il test era positivo.
Non sto dicendo che è stato quel sabato. Non lo so. Non ho contato i giorni. Non ho tracciato niente.
Per la prima volta in 14 mesi, non sapevo in che giorno del ciclo ero quando ho concepito.
E quella è stata la vittoria più grande di tutte.